CALCIOPOLI 2006 | Moggi: “Non mi arrendo”
mercoledì, novembre 9th, 2011
Il giorno dopo la sentenza del processo di Napoli inerente a Calciopoli l’ex direttore generale della Juventus Luciano Moggi decide di rompere il silenzio e torna a far sentire la propria verità sui fatti che accederono ormai più di 6 anni fa. Ieri sera infatti l’ex re del Calcio Italiano non ha voluto commentare a caldo le decisioni prese dal giudici del Tribunale di Napoli che lo vedono condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione insieme ad altri 15 imputati tra cui spiccano gli ex designatori Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, il presidente della Lazio Lotito, i Della Valle, il presidente della Reggina Lillo Foti e l’ex arbitro Massimo De Santis.
Oggi invece Moggi ha voluto dire la sua sulla sentenza annunciando battaglia in ogni sede possibile ed immaginabile: “Siamo al primo round, la sentenza era già scritta. Adesso vediamo cosa accade in appello. Ci sono delle stranezze che non capisco, come cosa c’entra la Juventus e il sottoscritto in alcuni dubbi su Chievo-Fiorentina? Sicuramente andremo in appello. Spero in una sentenza vera e non in una già scritta. Per la Juventus niente responsabilità oggettiva? Non capisco neanche il comunicato della società bianconera in merito dato che in campo c’era la squadra e non il sottoscritto. E’ la vita. Cercherò di leggere e capire tutto quanto, sicuramente mi difenderò. Come sto? Umanamente mi sento bene. Ho combattuto per me come per tutti coloro che sono stati distrutti da questo processo. Dopo il primo interrogatorio sono rimasto tranquillo perché non c’è niente di sostanziale. Finché avrò forza combatterò questa battaglia…. Sono deluso da tutto. La giustizia sportiva ha fatto un processo con 20 telefonate su migliaia e migliaia. La giustizia ordinaria pensavo che fosse uguale per tutti e invece è stata una sentenza già scritta. Io mi adopererò ancora perché l’appello abbia una fine diversa da questa. Io non sono preoccupato perché conosco come sono andati i fatti. La Juventus ha vinto perché era la più forte punto e basta. Sapevo che eravamo spiati dalla Telecom ben prima che uscisse la notizia. Mi sono difeso prendendo schede estere per tutelarmi e non per cercare di commettere situazioni illecite. Era solo un modo per evitare di essere spiati“.
Angelo Caprio

